Territorio

Abbadia San Salvatore

la cittadina si distende sui fianchi orientali della montagna, accarezzata dalla luce dell’est.

Di architetture religiose un particolare interesse richiamano: Abbazia di San Salvatore con la sua cripta di origine lingobarda  molto suggestiva, Chiesa della Madonna dei Remedi, Chiesa della Madonna del Castagno, Chiesa di San Leonardo, Chiesa di Santa Croce, Chiesa di Santa Maria dell’Ermeta. E anche Croce Monumentale del Monte Amiata.
Grande interesse suscita il museo di recente costituzione all’Abbazia di San Salvatore che comprende la cripta e la chiesa medievale.

Da un punto di vista urbanistico tre sono le zone che caratterizzano il paese. Fulcro antico è la zona che si sviluppa intorno all’abbazia, solo successivamente affiancata dal borgo medievale; mentre tra 800 e 900 ha preso forma la parte nuova della città che comprende anche l’area mineraria e si sviluppa fino ai fianchi scoscesi della montagna. Le vicende storiche e sociali di questo paese sono legate alla presenza dell’Abbazia San Salvatore, ente religioso che ha svolto un ruolo fondamentale nella cristianizzazione della montagna. La chiesa abbaziale presenta caratteristiche di architettura romanica e la facciata nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni.
Da non perdere una visita alla cripta che ha una pianta a croce latina e presenta 13 piccole navate delimitate da colonne tutte diverse fra loro con capitelli caratterizzati da sculture romaniche.
Anticamente abbazia era circondata da mura difensive.
Il borgo medievale si raggiunge oltrepassando la Porta Castello nota anche come Porta della Badia in quanto metteva in contatto il borgo medievale con l’abbazia.

Il nucleo originario del borgo costituisce la ”Castellina” mentre l’ampliamento più consistente avviene alla fine del XII secolo dando vita al “castello” caratterizzato da un’altra cinta muraria ed altre strutture fortificate come il “Torrione”. Tra le chiese fuori le mura si ricordano la Madonna dei Remedi (XVII secolo) laddove fin dall’alto medioevo esisteva un tabernacolo in cui era dipinta una madonna considerata miracolosa. Sulla strada che invece va verso la montagna si trova la chiesa della Madonna del Castagno (XVI secolo) costruita al posto di una cappella votiva dedicata alla Madonna. Fuori dal centro abitato, immerso tra i castagni , si trova il piccolo oratorio dell’Ermeta in cui è conservato un crocifisso di legno intagliato, frequentemente venerato dalla gente del posto. L’Ermeta è luogo di culto molto sentito e meta di molti pellegrinaggi.
Nella storia più recente un ruolo di dimensioni non indifferenti, specialmente per lo sviluppo sociale ed economico, ha avuto la miniera di mercurio. Da anni chiusa, oggi è un museo visitato molto volentieri sia da grandi che piccini nel quale è possibile vedere e toccare i luoghi bui del lavoro di un minatore, accompagnati da stessi minatori, ora in meritato riposo.

Parco Museo Minerario, tel: 0577 778324
Museo d’Arte Sacra del San Salvatore; via del Monastero, 42, tel: 0577 778083
Vi sono esposti oggetti sacri di enorme valore;
tra gli altri una copia anastatica della Bibbia Amiatina.

Piancastagnaio

Questo paese si affaccia “sull’ultima Toscana” confinante con Lazio e Umbria allungando lo sguardo sulle colline che degradano verso sud.

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Il paese di origini medievali si caratterizza per un centro storico dove la pietra grigia recita un ruolo primario.
Originariamente il borgo era un possedimento dell’Abbazia di San Salvatore per poi essere conteso tra gli stessi monaci, gli Orvietani, gli Aldobrandeschi, gli Orsini di Pitigliano e la Repubblica di Siena che, nel 1415, si aggiudicò la contesa.

Gli edifici del borgo raccontano la sua storia. Entrando in paese si incontra subito un convento Francescano di San Bertolomeo edificato nel 1278, a due passi si trova la possente Rocca Aldobrandesca (XII secolo), uno dei simboli di Piancastagnaio. Se ne impossessano i Senesi nel 1400 e successivamente fu destinata a prigione dai marchesi Bourbon del Monte.
Poco distante c’e l’oratorio di San Filippo Neri, tradizionalmente venerato dalla gente del posto.
Procedendo verso il cuore del borgo medievale si arriva in Piazza dell’Orologio dove sono visibili i resti del Palazzo Pretorio del quale rimangono la struttura ed una bifora cieca, il Palazzo del Podestà e la Loggia della Mercanzia sulla quale venne realizzata nel 1533 una torre campanaria che all’inizio del secolo è “diventata” la Torre dell’Orologio.
Tra le altre emergenze storico – artistiche di Piancastagnaio si segnalano la chiesa di Santa Maria de Cuntaria di origini romaniche ma di struttura gotica, l’imponente Palazzo del Marchese (XVII secolo) caratterizzato da forme tardorinascimentali e la chiesetta della Madonna delle Grazie (XIII secolo).

Poco fuori dal borgo medievale si trova infine un Santuario della Madonna di San Pietro (XII secolo) legato ad eventi miracolosi che ne hanno giustificato l’ampliamento nel XVII secolo
Museo della Rocca, tel:0577 786024
La Rocca Aldobrandesca, con le sue mura di pietra lavica, è il monumento più imponente di Piancastagnaio.
Ospita spazi per mostre temporanee ed è visitabile interamente.

Santa Fiora

Arroccato su una rupe di trachite che domina la sorgente della Fiora, l’abitato di Santa Fiora ha una storia diversa da quella degli altri borghi amiatini. Santa Fiora non fu soggetta all’Abbazia del Santissimo Salvatore, ma divenne presto il più importante possedimento degli Aldobrandeschi sulla montagna, resistendo ai numerosi tentativi di conquista da parte dei Senesi. Nel 1439, passò agli Sforza, per finire sotto il controllo di Firenze nel 1633.

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Il primo incontro è con il massiccio Palazzo del Conte, già degli Sforza Cesarini e oggi sede del Comune. Lo si aggira a sinistra o lo si traversa per un’arcata, e si sbuca nella grande piazza che è un po’ il salotto del paese. Dalla piazza, la Via Carolina porta alla Chiesa del Suffragio (1716-1726), poi scende alla Pieve delle Sante Flora e Lucilla, il monumento più importante e noto del paese. Sorse prima del Mille, fu riedificata nel Duecento e ampliata nel 1792 con l’aggiunta delle navate laterali. L’interno ospita una collezione di splendide terrecotte attribuite ad Andrea della Robbia. Una discesa porta al Borgo, l’altra parte di Santa Fiora cinta da mura, dominato da una scura parete di trachite. Qui sorge la chiesa di Sant’Agostino, del 1309 a cui era annesso un convento, soppresso dai Lorena, del quale resta una porta ad arco del 1473.

Nel Borgo è anche il convento delle Cappuccine, fondato nel 1601 e chiuso nel 1991, legato al culto del Crocifisso Miracoloso e alla Processione dei Tronchi. Per la Porta del Borgo si entra nel terziere di Montecatino e si scende alla Peschiera, un suggestivo laghetto che raccoglie le acque della Fiora. Interessante anche la vicina chiesa della Madonna della Neve, di aspetto modesto ma ricca di affreschi discretamente conservati.
Nei pressi della frazione di Selva, merita una visita il Convento della Santissima Trinità, che conserva un bel crocifisso robbiano e una serie di pregevoli pitture, e nel chiostro settecentesco la leggendaria testa del drago riportata da un viaggiatore del passato.

Castiglione d’Orcia

in magnifica posizione fra l’Amiata e la Val d’Orcia costituisce uno dei borghi medievali più affascinanti della zona.

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Anticamente fu dominio degli aldobrandeschi e dell Abbazia di San Salvatore per poi passare nel 1250 alla Repubblica di Siena e, nel 1368, alla famiglia Salimbeni. La struttura urbanistica si sviluppa longitudinalmente dalla Porta di Sopra, ancora ben conservata, ai resti di una porta situata nei pressi della chiesa dei santi Stefano e Degna. Cuore del borgo è la piazza del Vecchietta dedicata al pittore Lorenzo di Pietro (1400 – 1480) nato appunto a Castiglione d’Orcia: al centro si trova un pozzo in travertino del 1618 mentre la caratteristica pavimentazione è realizzata in ciottoli di fiume delimitati da file di mattoni che partono a raggiera dal centro della piazza. Tra gli edifici degni di attenzione si ricordano la chiesa di Santa Maria Maddalena (XII secolo) e il palazzo comunale.
Da non perdere i dintorni di Castiglione d’Orcia a cominciare dal borgo di Rocca d’Orcia dove la maestosa Rocca a Tentennano sovrasta la Val d’Orcia più intima e impenetrabile, dove il fiume cambia rotta per dirigersi verso l’Ombrone e la Maremma.
Nel piccolo borgo si trovano anche la Pieve di San Simeone (XIII secolo) e la Chiesa della Madonna delle Grazie di Manno (XVI secolo). Poco distante il borgo di Campiglia d’Orcia disposto a ventaglio intorno ad un poggio di pietra calcarea. Da non perdere l’ascesa sulla Torre della Campigliola in posizione strategica sul tracciato della Via Francigena.

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Per vivere in pieno l’essenza della montagna basta recarsi nel “paradiso verde” del Vivo d’Orcia, luogo ideale per scoprire le leggendarie faggete dell’Amiata… immerso nel verde, l’Eremo del Vivo, detto anche “Contea”, è caratterizzato dalla presenza dell’imponente Palazzo Cervini, costruzione fortificata nel XVI secolo su progetto di Antonio da Sangallo.
Non distante, nei pressi delle storiche sorgenti del Vivo, la chiesa dell’Ermicciolo, splendido esempio di romanico amiatino.
Rocca a Tentennano; loc. Rocca d’Orcia, tel 0577 898303
si trova su uno sperone di roccia calcarea nel cuore della Val d’Orcia. Costruita nel XIII secolo, come presidio sulla sottostante Via Francigena, della sua sommità si gode uno splendido panorama. Ospita mostre ed esposizioni temporanee.
Sala d’Arte San Giovanni; via San Giovanni 10, tel: 0577 887211
si trova nell’antica sede dell’omonima confraternita e conserva i dipinti eseguiti per Castiglione e Rocca d’Orcia da alcuni dei maggiori esponenti della scuola senese dei secoli XIV e XV: Simone Martini, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Giovanni di Paolo.

Radicofani

Per la posizione in cui si trova risulta essere uno dei borghi più spettacolari. Emerge come un’isola dalle terre ondulate della Val d’Orcia e della Valle del Paglia dominando un vasto territorio che comprende l’Amiata e il monte Cetona.

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La vista spazia a 360 gradi fino all’Appennino e gli specchi d’acqua di Bolsena e del Trasimeno.

L’importanza strategica del luogo è facilmente intuibile e la storia testimonia la vocazione di Radicofani.

In principio furono Etruschi e Romani; poi la costruzione della fortezza poco prima del Mille, mentre el Cinquecento viene ulteriormente rafforzata dai Medici con bastioni in grado di resistere agli attacchi dell’artiglieria. La Torre invece è stata ricostruita nel ‘900. Nel borgo la pieve romanica di San Pietro e la chiesa di Sant’Agata conservano al loro interno importanti opere di Andrea della Robbia, mentre il Palazzo Pretorio ospita oggi il comune.

Sulla vecchia via Cassia si trova La Posta, importante villa medicea, originariamente costruita come casino di caccia per Ferdinando I dei Medici, successivamente trasformata in dogana e in albergo che ha ospitato viaggiatori e pellegrini in cammino sulla Via Francigena.
Radicofani è indissolubilmente legata al mito di Ghino di Tacco, “fuoriuscito” senese che nel XIII secolo si rifugio qui per circa 3 anni. Fu una sorta di “pirata di terra” che si prodigava in incursione contro gli Aldobrandeschi e ruberie ai pellegrini e ai mercanti in viaggio sulla Francigena. Il personaggio deve la sua notorietà ai due testimoni illustri come Dante e Boccaccio che raccontano di lui nel Purgatorio della Divina Commedia e in una novella del Decameron. La leggenda parla di Ghino di Tacco come un brigante gentiluomo, una sorta di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma in realtà fu brigante feroce che spargeva violenza su un territorio isolato attraversato da un’importante e frequentata via di comunicazione come la Francigena. Poco distante da Radicofani è la sua Rocca il borgo di Contignano si distende in uno dei tratti più affascinanti della Val d’orcia, tormentata da calanchi e frane, movimentata da armoniche colline.
Rocca di Radicofani, presso la Fortezza di Radicofani
il museo, posto all’interno del cassero, custodisce reperti archeologici dall’età etrusca al ‘500 e documenta la stria del monumento e del suo restauro con pannelli fotografici, plastici, ricostruzioni virtuali. Vi è possibile anche visitare le postazioni di tiro, i bastioni e i camminamenti delle mura.

 

San Quirico

è un esempio fra i più notevoli di struttura urbanistica medievale e conserva, nelle presenze architettoniche, numerosi segni della antica importanza. Attualmente San Quirico conserva buona parte della cinta muraria, mancante solamente della porzione nordorientale e di un tratto a sud. Sono in parte visibili ancora ben 14 torrette, alcune delle quali incorporate in altre strutture. Bagno Vignoni rappresenta uno dei borghi medioevali più suggestivi e meglio conservati della Toscana. Situato nella Val D’Orcia, immerso in un paesaggio da cartolina e vigne di fama mondiale, e facente parte del comune di San Quirico d’Orcia in provincia di Siena, è noto in tutto il mondo per le terme, la cui attività risale all’epoca romana.

 

Pienza

è probabilmente il centro più rinomato e di maggiore importanza artistica di tutta la Val d’Orcia. È non molto distante dalla strada statale Cassia e dagli altri due importanti centri della valle, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. Il centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1996.
Gran parte del rilevante patrimonio storico-artistico di Pienza si concentra nella suggestiva piazza dedicata al pontefice Pio II, personalità che tanto ha dato alla cittadina, cercando di farne la sua “città ideale” del Rinascimento. I suoi progetti, affidati a Bernardo Rossellino, vennero completati solo parzialmente, ma restano tutt’oggi uno degli esempi più significanti di progettazione urbanistica razionale del Rinascimento italiano. Isolata e ben visibile è subito la rinascimentale Cattedrale; di fronte, il Palazzo Comunale e accanto Palazzo Borgia e Palazzo Piccolomini. Il Romitorio è un complesso di locali scavati nell’arenaria da monaci eremiti e si trova nei pressi di Pienza. Curiosa, in una grotta, è la scultura di una Madonna con sei dita

Montalcino

è un comune della provincia di Siena in Toscana. È una località nota per la produzione del vino Brunello. Si colloca nel territorio a nord-ovest del Monte Amiata, alla fine della val d’Orcia, sul confine amministrativo con la provincia di Grosseto
Per chi arriva da valle l’imponente Fortezza trecentesca lascia da subito
intendere l’assetto urbano di Montalcino: una città medievale di impianto militare, solcata da strette e ripide vie.
Da lassù i panorami sono dei veri capolavori assoluti al pari di quelli conservati all’interno del Museo Civico Diocesano d’Arte Sacra, che ospita una delle più ricche collezioni di pittura e scultura lignea di scuola senese.

 

Pitigliano

 

Castel del Piano